Guida alla Distribuzione Internazionale del Vino in Ungheria

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L’Ungheria, un paese dalla rinomata tradizione vinicola

L’Ungheria vanta un’antica e rinomata tradizione vinicola. Dall’inizio degli anni ‘90, dopo la caduta del muro di Berlino, il numero di aziende vinicole è aumentato e queste, anche grazie a investimenti stranieri, sono significativamente progredite anche dal punto di vista tecnologico e qualitativo.
Se prima degli anni novanta la produzione era improntata principalmente sulla quantità, oggi, con lo sviluppo economico del Paese, vi è sempre una maggiore ricerca per una produzione di qualità.

Tra il 2010 e il 2018 la produzione è stata di circa 350 milioni di litri, di cui il 65% di vini bianchi e 35% di vini rossi.

Il vino è un prodotto fondamentale per l’Ungheria anche dal punto di vista dell’import, e l’Italia storicamente è stata il primo fornitore di vino al paese magiaro. Un giro d’affari da 15 milioni di euro circa secondo i dati del 2018, una fetta di mercato del 46%, che raggiunge l’88% se consideriamo i vini da tavola.

Vi sono svariate riviste specializzate nel settore, ad esempio “Borigo”, “Bor es Piac”, “Gisto” “VinCE”, inoltre le principali testate giornalistiche in ambito economico hanno inserti e sezioni dedicate al vino.

La protezione del marchio

Step 1: scegli il tuo marchio. Prima Step 1: scegli il tuo marchio. Prima Un antico proverbio inglese recita: “un buon vino non ha bisogno di pubblicità”. Tuttavia il marchio è diventato sempre più importante nei nostri giorni a causa della agguerrita concorrenza, così i produttori necessitano dell’etichetta per differenziarsi dai concorrenti.
Proprio come negli altri Stati Membri dell’Unione Europea, è possibile sia registrare un marchio nazionale (eventualmente anche tramite il procedimento WIPO), sia registrare un marchio europeo, valido in tutta l’Unione Europea (per quest’ultimo si rimanda alla scheda UE).
I seguenti paragrafi brevemente descrivono il procedimento per registrare il marchio Nazionale in Ungheria.
Step 1: scegli il tuo marchio. Prima di tutto devi decidere che tipologia marchio vorresti registrare. I Marchi possono essere di svariata natura ad esempio possono consistere in suoni, segni grafici, imballaggi, parole, colori etc.
In Ungheria i marchi vinicoli più comuni attengono 1) al nome del produttore; 2) alla regione di produzione (anche attraverso il profilo delle colline d’origine del vino); 3) nomi di fantasia
Step 2: la ricerca di anteriorità consentono di verificare se in precedenza sono già stati registrati marchi simili o identici, che coprano beni o servizi identici o simili a quello che si intende registrare, poiché ciò potrebbe costituire un problema per la registrazione. Le ricerche di anteriorità, quindi, sono un ottimo strumento per evitare potenziali violazioni di marchi di terzi e consentono di ridurre la possibilità di rigetto della domanda di registrazione. La ricerca può essere fatta sia dal diretto interessato sia da un consulente legale nei database nazionali ed europei che raccolgono i marchi registrati. Per una ricerca efficace consigliamo di avvalersi di un esperto, vista la natura tecnica dell’operazione.
Step 3: registrazione. La richiesta deve essere inoltrata all’ufficio nazionale della proprietà intellettuale. Dalla presentazione della domanda si apre una finestra temporale di 3 giorni entro i quali chiunque può opporsi alla registrazione, notificando l’opposizione al richiedente e all’ufficio di proprietà intellettuale, che le terrà in considerazione per la registrazione del marchio.
Step 4: la registrazione del marchio. Se l’istanza è conforme a tutti i requisiti, l’ufficio registrerà il marchio e la data di registrazione coinciderà con la delibera di approvazione. La tassa di registrazione deve essere pagata all’Ufficio ungherese della proprietà intellettuale e varia tra i 50.000 e i 150.000 HUF.

Indicazione geografica

L’indicazione geografica è la nomenclatura generalmente utilizzata per indicare il luogo d’origine di beni. La protezione dell’indicazione geografica copre nomi di aree, specifici luoghi e solo in casi eccezionali interi paesi, nella misura in cui siano idonei a identificare un prodotto agroalimentare. Per ottenere l’IGP, l’intero prodotto deve per tradizione essere interamente lavorato (e perciò s’intende preparato, elaborato e prodotto) all’intero di quella specifica regione, in modo tale da acquisire proprietà uniche (ad esempio il Tokaj).
A differenza dell’etichetta, l’indicazione geografica conferisce diritti collettivi: tutti i produttori cioè all’interno della specifica area hanno diritto di utilizzare l’indicazione per un periodo illimitato. La tassa per richiedere il riconoscimento IGP è di 107.000 HUF, a prescindere dal numero di prodotti interessati alla domanda.

Le specialità ungheresi

Proteggere i propri prodotti sta diventando sempre più importante per i produttori di vino ungheresi: già attorno ai primi anni 2000, circa 400 domande di registrazione di etichette sono state inoltrate ogni anno.
Il caso che ha riguardato Ungheria e Slovacchia per la regione di produzione del vino Tokaj rappresenta un perfetto esempio di tutela della denominazione di origine controllata e di etichetta. Una piccala porzione posta a nord del luogo di produzione del Tokaj è stata ceduta alla Slovacchia a seguito del trattato di Trianon, e così anche i produttori vinicoli slovacchi ritenevano di aver diritto all’utilizzo della nomenclatura “Tokajská/Tokajské/Tokajský vinohradnícka oblast” (poi sostituita dalla dicitura “Vinohradnícka oblasť Tokaj”) all’interno del database E-Bacchus. Il problema con l’ultima indicazione era l’utilizzo della parola “Tokaj”, che – secondo la posizione dell’Ungheria – avrebbe potuto confondere il consumatore.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha risolto il caso affermando la titolarità della Slovacchia ad utilizzare tale espressione nel catalogo E-Bacchus, affermando tuttavia che la mera dicitura “Tokaj” può essere utilizzata solo dall’Ungheria.

La contraffazione del vino

La legge ungherese obbliga gli operatori a etichettare e classificare il vino prima di immetterlo sul mercato. In base alla normativa, il vino può essere esportato dal paese solo se l’autorità enologica nazionale abbia effettuato test in laboratorio per verificare le proprietà organolettiche e le altre qualità del vino. Grazie a questa procedura, attualmente il problema della contraffazione del vino è drasticamente diminuito.

Le regole del mercato ungherese del vino

L’Ungheria è un paese membro dell’Unione Europea, dunque tutti gli operatori del mercato devono adeguarsi alle norme comunitarie, per le quali si rimanda alla guida UE. Oltre a queste, si precisa qui di seguito che:

Etichettatura: L’agenzia nazionale responsabile per l’etichettatura è il NÉBIH, e può essere contattata al sito web: www.nebih.gov.hu.
Certificato d’origine e di analisi: La presentazione di questo certificato non è obbligatorio per la spedizione. Tuttavia, in caso di controlli, deve essere presentato all’autorità nazionale di sicurezza alimentare appena menzionata (NÉBIH).

Dogane, imposte e tassazione per l'export del vino in Ungheria

Dichiarazione doganale di importazione: I produttori ungheresi devono disporre di una valida certificazione e di una autorizzazione per l’attività di importazione; devono inoltre avere un magazzino per lo stoccaggio temporaneo della merce di almeno 100 metri quadrati, registrato all’autorità in conformità con la normativa prevista in materia di accise. L’importatore di vini frizzanti (ad esempio: Spumante, Prosecco, ecc.) e di altri alcolici deve depositare una cauzione di 20 milioni di fiorini (pari a circa 65.000 €), che viene ridotta del 50% dopo due anni di operatività.

Sistema di calcolo delle accise: Il vino è esente da accise, mentre lo spumante è soggetto ad un’accisa di 16.460 HUF (pari a circa 55€) per ettolitro.

L’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) è al 27%.

Caratteristiche del consumo e relazioni con il mercato italiano

Il consumo totale di vino ungherese ammonta a circa 2,5 milioni di ettolitri l’anno, ma il consumo di vino di qualità è ancora basso, intorno al 7% del consumo totale.
Il prezzo al consumo di un litro di vino economico, spesso tagliato con vini stranieri (prevalentemente italiani), è di circa 260-500 fiorini (pari a circa 0,8 cent – 1,5 €).

I vigneti situati nella Pianura Ungherese producono principalmente vini da tavola, di qualità medio-bassa. In questa categoria i vini stranieri (soprattutto quelli importati dall’Italia) riescono ad avere un prezzo più conveniente rispetto a quelli ungheresi, perché i metodi utilizzati dai produttori di vini da tavola ungheresi sono meno profittevoli rispetto a quelli delle grandi aziende italiane.
Le cantine ungheresi che producono vini di qualità premium, invece, utilizzano tecnologie moderne, in linea con gli altri produttori UE concorrenti.

Con specifico riferimento alle importazioni dall’Italia, rispetto al passato, quando il consumatore ungherese non faceva alcuna distinzione tra i prodotti delle varie regioni italiane, ultimamente il livello di conoscenza in materia è cresciuto di molto, pertanto alcuni consumatori – principalmente di fascia alta – hanno un buon livello di conoscenza del prodotto e iniziano a richiedere vini con specifiche qualità o provenienti da determinate regioni di produzione (es. vini toscani). L’Italia, inoltre, ha un buon vantaggio concorrenziale dettato dal “made in Italy”, che – anche grazie alla conoscenza del Bel Paese come meta turistica – rappresenta un plus rispetto a vini provenienti da altri stati.

Contratti di distribuzione del vino in Ungheria

In aggiunta rispetto alle considerazioni presenti nella guida UE riguardo i contratti di distribuzione e i contratti di agenzia, suggeriamo altresì di considerare i seguenti aspetti al momento delle trattative e della stesura di un contratto di distribuzione in Ungheria:

  • Chi è il distributore? Verificare l’affidabilità di un potenziale partner commerciale è il primo passaggio fondamentale. Per fare ciò, suggeriamo di rivolgersi ad un legale esperto nel settore, che estrarrà una visura semplice, pertanto è consigliabile rivolgersi ad un legale esperto del settore, il quale, estraendo la documentazione disponibile nel registro della camera di commercio, potrà verificare la correttezza dei dati societari e lo status finanziario del potenziale partner commerciale.
  • Controllo di qualità. Nella redazione del contratto di distribuzione è opportuno tenere in considerazione che, per poter immettere un prodotto nel mercato ungherese, la legge richiede una verifica delle qualità del vino attraverso prove di laboratorio, che vengono svolte dal NÉBIH. La domanda di controllo della qualità e la distribuzione può essere proposta anche in via elettronica dopo essersi registrati nel Portale dei consumatori (Ügyfélkapu). Per il vino di importazione proveniente da altri stati membri dell’Unione Europea, faranno fede le analisi svolte delle autorità locali.
  • Contratto in doppia lingua. Ai sensi della normativa ungherese, un contratto è valido anche se redatto in lingua straniera. Nonostante ciò, è consigliabile avere almeno il testo a fronte in ungherese, di modo da non necessitare di traduzione in caso di presentazione dinanzi ad autorità amministrative o in giudizio. 
  • Legge applicabile e giurisdizione. In quanto Stato membro dell’UE, la scelta di legge e la giurisdizione sono disciplinate dai regolamenti UE in materia (Roma I e Bruxelles I bis), quindi le sentenze emesse da giudici di altri Stati membri trovano riconoscimento automatico. L’Ungheria, inoltre, è uno degli stati che hanno ratificato la Convenzione di New York del 1958, quindi i lodi arbitrali stranieri vengono generalmente riconosciuti senza grossi problemi. L’arbitrato, dunque, resta una buona scelta nel caso di contratto con una controparte situata in uno stato extra-UE.
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