I Pericoli e i Costi del Contenzioso negli Stati Uniti d’America

3 Gennaio 2026

  • USA
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  • Contenzioso

Quando un’azienda italiana decide di entrare sul mercato statunitense, spesso sottovaluta uno degli aspetti più critici e costosi del fare business oltreoceano: il sistema giuridico statunitense. Non si tratta semplicemente di una questione linguistica o di differenze culturali superficiali, ma di un intero ecosistema giuridico che opera secondo logiche profondamente diverse rispetto a quelle italiane ed europee. Comprendere queste differenze non è un dettaglio tecnico da delegare ai legali, ma una questione strategica che può determinare il successo o il fallimento di un’impresa sul mercato statunitense.

Ho avuto il piacere di curare l’edizione italiana del libro di un collega di Legalmondo, l’avvocato californiano, esperto di contenziosi, Kent Schmidt, che nella versione italiana è intitolata: Come Prevenire e Mitigare i Rischi di Contenzioso negli USA: Guida Pratica per le imprese italiane e i loro consulenti (qui su Amazon).

Il primo capitolo del libro spiega alcune importanti caratteristiche che rendono il sistema giudiziario americano un unicum nel panorama internazionale: è fondamentale conoscerle per operare in modo consapevole e sicuro negli Stati Uniti.

Le particolarità che trasformano il sistema legale USA in un campo minato

Il Sistema di Common Law

La prima grande differenza che un imprenditore italiano deve metabolizzare riguarda la natura stessa del diritto americano. Mentre in Italia e in gran parte d’Europa (con l’eccezione di UK e Irlanda) operiamo all’interno di un sistema di civil law, dove le leggi scritte e i codici rappresentano la fonte primaria del diritto, gli Stati Uniti hanno ereditato dal Regno Unito un sistema di Common Law. In questo contesto, i precedenti giurisprudenziali non sono semplici riferimenti interpretativi, ma hanno un valore vincolante che plasma continuamente l’evoluzione del diritto.

Questa caratteristica fondamentale crea un ambiente in cui la prevedibilità delle conseguenze legali dell’operato di un’impresa è molto più complessa rispetto a quello italiano. Una sentenza emessa da un tribunale può stabilire un principio che verrà applicato in migliaia di casi futuri, creando una rete di obblighi e responsabilità in costante evoluzione. Per un’azienda abituata alla stabilità del codice civile italiano, questa fluidità rappresenta una sfida significativa.

  • Il primo riflesso pratico di questa differenza è la struttura dei contratti, che tendono ad essere molto più analitici e a riflettere le specificità del sistema USA: operare sulla base di un modello contrattuale standard, redatto su un modello di civil law, per questo motivo, può essere molto rischioso, perché spesso il testo non disciplina punti importanti, come la previsione di specifiche tutele e limitazioni di responsabilità, l’esclusione di certi tipi di danni, o la ripartizione dei costi legali in caso di contenzioso.

Spese legali altissime e compensi a tariffa oraria

Una seconda peculiarità del mondo legale USA è legata ai costi spesso astronomici di accesso alla giustizia. Gli avvocati sono generalmente remunerati con tariffa oraria ed è difficile pattuire un tetto massimo degli onorari, con il rischio che il costo finale dell’attività sia molto salato. Per dare una dimensione di grandezza, la tariffa oraria in studi legali di buon livello nelle principali città degli Stati Uniti si può aggirare tra 700 e i 1500 USD. La conseguenza è che, in caso di una vertenza giudiziaria negli USA, l’impatto dell’assistenza legale può – di per sé – costituire un costo straordinario di difficile gestione, specie per le imprese medio-piccole.

  • Il consiglio pratico, a questo proposito, è di gestire con attenzione la clausola di scelta del foro competente nel contratto per evitare, se possibile (e corretto, nel caso di specie) di trovarsi convenuti davanti ad un giudice statunitense. È un argomento complesso, che va valutato con attenzione, avremo modo di approfondirlo in futuro.

Gli Accordi di Contingency Fee: quando l’Avvocato Diventa un Investitore nella causa

Una delle caratteristiche più sorprendenti del sistema americano per chi proviene dall’Italia riguarda il modo in cui gli avvocati vengono retribuiti. Nel nostro Paese, l’avvocato viene pagato per il suo tempo e le sue competenze, spesso secondo tariffe fisse, basate su tabelle ministeriali, che determinano l’onorario in base al valore della causa, indipendentemente dall’esito dell’azione giudiziaria. Negli Stati Uniti, invece, esiste una pratica diffusissima nota come “contingency fee”, che consente agli avvocati di essere pagati esclusivamente in caso di vittoria, trattenendo una percentuale del risarcimento ottenuto, tipicamente compresa tra il 25% e il 35%.

Questo meccanismo trasforma radicalmente gli incentivi del sistema legale. Un avvocato che lavora con questo modello diventa, essenzialmente, un investitore che scommette sul successo della causa. La conseguenza diretta è un aumento del tasso di litigiosità, che consente al cliente di minimizzare i costi fissi e all’avvocato di aumentare notevolmente il proprio guadagno in caso di vittoria della causa oppure (come accade spesso) di accordo transattivo favorevole al cliente.

Questo fenomeno alimenta ciò che in gergo si chiama “ambulance chasing“, letteralmente “caccia alle ambulanze”, un’espressione che descrive la pratica di alcuni studi legali di ricercare attivamente potenziali clienti che abbiano subito qualsiasi tipo di danno, anche minimo, per trasformarli in cause legali. Per un’azienda italiana che opera negli Stati Uniti, questo significa che anche un problema apparentemente banale o di routine, specie nel settore della vendita al consumo, può rapidamente trasformarsi in un contenzioso costoso e dispendioso.

  • In questo caso, il profilo di rischio maggiore è legato alla presenza dei prodotti sul mercato, alla compliance con la normativa locale e ai messaggi pubblicitari: si tratta di un tema strettamente collegato a quello delle Class Actions, di cui parlo in seguito.

Il Processo con Giuria: dodici sconosciuti decidono il destino dell’azienda

Il Settimo Emendamento della Costituzione americana garantisce il diritto a un processo civile davanti a una giuria composta da dodici cittadini comuni in numerose tipologie di controversie. Questa è una bella differenza rispetto al sistema italiano, dove le cause sono decise da giudici professionisti.

Una giuria, infatti, è composta da persone senza alcuna formazione giuridica, che portano in aula i propri pregiudizi, le proprie esperienze personali e la propria visione del mondo. Quando un cittadino americano medio si trova a giudicare una controversia tra un consumatore locale e una società straniera, le dinamiche psicologiche che entrano in gioco possono essere complesse e imprevedibili. Non è raro che le giurie si lascino influenzare da storie emotive, da narrazioni che dipingono l’azienda come una corporazione senza volto che schiaccia il piccolo cittadino, o da pregiudizi nei confronti delle società straniere. Specie in quest’ultimo periodo, nel quale la politica americana tende a rappresentare una visione negativa e predatoria delle aziende straniere che esportano i prodotti negli USA.

Il rischio della cosiddetta “runaway jury“, la giuria fuori controllo, è una preoccupazione concreta per qualsiasi azienda che finisca in tribunale negli Stati Uniti. Si tratta di situazioni in cui i giurati, mossi da indignazione o empatia verso la parte lesa, possono assegnare risarcimenti sproporzionati rispetto al danno effettivamente subito. Anche se queste decisioni vengono spesso ridotte in appello, il processo può durare anni e costare (letteralmente) milioni di dollari in spese legali.

  • Anche questo aspetto deve essere gestito all’interno della clausola di scelta delle modalità di risoluzione delle controversie: avremo modo di approfondirlo.

I Danni Punitivi: quando il risarcimento del danno diventa punizione esemplare

Nel sistema italiano, quando un tribunale riconosce che un’azienda ha causato un danno, il risarcimento viene calcolato per compensare la vittima della perdita effettivamente subita, tenendo in considerazione solamente i danni che sono conseguenza diretta e prevedibile dell’inadempimento contrattuale o del comportamento dannoso.

Negli Stati Uniti esiste invece l’istituto dei “punitive damages“, i danni punitivi, che rappresentano una somma aggiuntiva che il tribunale può imporre con finalità esplicitamente sanzionatoria e deterrente.

I danni punitivi non servono a compensare la vittima per ciò che ha perso, ma a punire l’azienda per il suo comportamento ritenuto particolarmente negligente, sconsiderato o doloso, e a dissuadere altre imprese dal comportarsi allo stesso modo. Le cifre possono essere astronomiche, raggiungendo talvolta multipli di dieci o venti volte l’ammontare del danno effettivo, arrivando a somme astronomiche.

Ciò che rende questo aspetto particolarmente insidioso per le imprese italiane è che, sebbene l’ordinamento italiano non riconosca l’istituto dei danni punitivi come contrario all’ordine pubblico, la Corte di Cassazione ha ammesso, in alcune circostanze, la possibilità di eseguire in Italia sentenze statunitensi che prevedono tali condanne. Questo significa che un’azienda italiana potrebbe dover pagare somme molto alte, stabilite da un tribunale americano, anche sul proprio patrimonio in Italia.

  • La gestione di questo tema è possibile mediante l’inserimento di esclusioni e limitazioni di responsabilità in una specifica clausola del contratto.

Il Regime delle Spese Legali: una regola che fomenta la litigiosità

In Italia, come nella maggior parte dei Paesi europei, vige il principio secondo cui la parte soccombente in una causa deve rimborsare alla parte vincitrice le spese legali sostenute. Questo meccanismo funge da deterrente contro le cause infondate, perché chi decide di intraprendere un’azione legale sa che, se perde, dovrà pagare non solo il proprio avvocato ma anche quello dell’avversario.

Negli Stati Uniti funziona esattamente all’opposto. Secondo la cosiddetta “American Rule“, ciascuna parte paga il proprio avvocato indipendentemente dall’esito della controversia. Questo significa che un dipendente che decide di fare causa alla propria azienda per discriminazione, o un consumatore che lamenta un difetto del prodotto o una pubblicità ingannevole, possono intentare un’azione legale sapendo che, anche se perdono la causa, non dovranno rimborsare le spese legali dell’azienda, che possono ammontare a centinaia di migliaia di dollari.

Questo sistema crea un’asimmetria di rischio enorme a svantaggio delle aziende. Da un lato, il potenziale attore rischia poco o nulla, soprattutto se ha trovato un avvocato disposto a lavorare su base di contingency fee. Dall’altro lato, l’azienda convenuta in giudizio sa che, anche se vince, dovrà comunque sostenere ingentissimi costi legali. Questa dinamica incentiva fortemente le aziende a cercare accordi stragiudiziali anche quando a fronte di azioni giudiziarie temerarie, semplicemente perché difendersi costa troppo.

  • Un accorgimento importante, a questo proposito, è quello di prevedere espressamente nel contratto che, tra i danni risarcibili in caso di inadempimento contrattuale, rientrino gli onorari dell’avvocato e le spese legate a un eventuale causa o arbitrato.

La Discovery: lo strumento processuale più invasivo e costoso del sistema americano

Chi non ha mai affrontato un processo negli Stati Uniti spesso non è preparato alla fase di “discovery“, che rappresenta probabilmente l’aspetto più costoso e invasivo dell’intero sistema legale americano. Prima che un processo arrivi effettivamente in aula, le parti hanno il diritto di ottenere dall’avversario una quantità pressoché illimitata di documenti, comunicazioni, e-mail, messaggi, registrazioni e qualsiasi altro materiale rilevante per la controversia.

Non si tratta di scambiare qualche documento come avviene in Italia. Le richieste di discovery in un caso mediamente complesso possono riguardare decine o centinaia di migliaia di e-mail, report interni, presentazioni aziendali, comunicazioni tra dipendenti, messaggi telefonici, e qualsiasi altra traccia documentale dell’attività d’impresa. Al fine di adempiere a questo obbligo l’azienda convenuta in giudizio deve dedicare un team dedicato, spesso con l’ausilio di costose società di consulenza legale specializzate in “e-discovery”, per setacciare i propri archivi digitali alla ricerca dei documenti richiesti.

La discovery, inoltre, non si limita ai documenti. Include anche le “deposizioni”, interrogatori sotto giuramento che gli avvocati della controparte possono condurre nei confronti di dipendenti, manager e dirigenti dell’azienda. Queste deposizioni possono durare giorni interi e rappresentano un’esperienza estremamente stressante per chi le subisce. Ogni parola pronunciata viene registrata e trascritta, e può essere usata successivamente in tribunale. Un’affermazione imprecisa o contraddittoria durante una deposizione può compromettere l’intera difesa dell’azienda.

Il costo della fase di discovery può facilmente superare il milione di dollari anche in controversie di medie dimensioni, e rappresenta una leva di pressione formidabile nelle mani degli studi legali che rappresentano gli attori. Molte aziende, dopo aver sostenuto mesi di discovery e visto lievitare le spese legali, decidono di trovare un accordo anche quando sono convinte di avere ragione, semplicemente perché continuare a difendersi diventa economicamente insostenibile.

Anche perché, nel frattempo, corre il tassametro delle spese legali degli avvocati che assistono l’impresa, come visto in precedenza, contribuendo alla rapida creazione di una montagna di costi legali.

  • Se si opera sul mercato USA, è fondamentale conoscere questo procedimento e farsi trovare pronti, se necessario, ad adempiere alle attività necessarie, che richiedono una gestione ordinata e puntuale dei processi, delle informazioni e dei documenti legati all’operatività dell’azienda.

Le Class Action: migliaia di richieste confluiscono in una causa milionaria

Il sistema americano permette a gruppi di persone che hanno subito danni simili di unire le proprie richieste in un’unica causa collettiva, nota come “class action“. In teoria, questo meccanismo dovrebbe garantire efficienza processuale ed evitare di intasare i tribunali con migliaia di cause individuali identiche. Nella pratica, le norme particolarmente permissive che regolano le class action negli Stati Uniti hanno creato un’industria legale estremamente redditizia.

Gli avvocati specializzati in class action operano spesso come veri e propri “cacciatori di taglie”, alla ricerca di qualsiasi violazione potenziale che possa essere trasformata in una causa collettiva. Anche quando il danno individuale subito da ciascun membro della classe è minimo, magari pochi dollari, l’aggregazione di migliaia o milioni di richieste può trasformare la controversia in una causa dal valore di decine o centinaia di milioni di dollari.

Il sistema è incentivato dal meccanismo della contingency fee, visto sopra: il legale conclude con i partecipanti alla class action un accordo per il quale ha diritto a trattenere una buona parte del ricavato in caso di vittoria della causa o di accordo stragiudiziale.

Le aziende si trovano in una posizione di molto delicata di fronte alle class action. Il rischio di una sentenza sfavorevole può essere talmente devastante da mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa dell’impresa. Anche quando l’azienda è convinta di non aver violato alcuna norma, la pressione a raggiungere un accordo stragiudiziale è enorme. Non è raro che le società preferiscano pagare decine di milioni di dollari per accordi transattivi piuttosto che rischiare il processo, contribuendo così ad alimentare ulteriormente questo circolo vizioso.

  • Esiste un rischio di Class Action legato alla presenza di prodotti o servizi sul mercato statunitense? Come può essere prevenuto o mitigato? Alla domanda va data risposta confrontandosi con avvocati specializzati nel settore.

Orientarsi nel Labirinto Normativo

Se il sistema del contenzioso civile rappresenta la minaccia più visibile per le imprese straniere, il rischio normativo è forse quello più subdolo e pervasivo. Il codice federale degli Stati Uniti conta oggi oltre 60.000 pagine di normative, e questo è solo il livello federale. Ogni stato ha poi il proprio corpus di leggi e regolamenti, e all’interno degli stati ci sono contee e municipalità che aggiungono ulteriori strati di regolamentazione.

La California merita una menzione particolare in questo contesto. Lo stato più popoloso è anche quello con l’approccio più aggressivo alla regolamentazione delle attività economiche. Con oltre 200 agenzie di regolamentazione che producono un flusso costante di nuove norme, operare in California significa navigare in quella che è stata giustamente definita una “boscaglia normativa”. Ogni settore industriale ha le proprie regole specifiche, e spesso queste regole sono più stringenti rispetto a quelle federali.

Ciò che rende questo scenario particolarmente pericoloso è il duplice effetto che un’infrazione normativa può avere. Da un lato, la violazione di una normativa può far scattare sanzioni amministrative imposte dall’agenzia competente, con multe che possono essere estremamente salate. Dall’altro lato, la stessa violazione costituisce spesso il presupposto legale per una causa civile per danni promossa da privati cittadini o in forma di class action.

  • In questo caso, la check-list delle attività di prevenzione del contenzioso prevede uno studio attento della normativa federale e statale applicabile al prodotto o servizio e un monitoraggio continuo di eventuali novità regolamentari o della giurisprudenza locale.

Conclusioni: navigare a vista può essere molto pericoloso

Le imprese italiane che vogliono avere successo negli Stati Uniti non possono permettersi di improvvisare o di sottovalutare la complessità del contesto legale. È fondamentale investire tempo e risorse nella comprensione approfondita dei rischi specifici del proprio settore, confrontandosi con professionisti legali competenti che guidino l’imprenditore nell’implementazione di sistemi di gestione del rischio corretti e aggiornati.

Ne parliamo in modo pratico nel libro Come Prevenire e Mitigare i Rischi di Contenzioso negli USA: Guida Pratica per le imprese italiane e i loro consulenti: se ti interessa la tematica, puoi acquistare il libro seguendo questo link.

Roberto Luzi Crivellini

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