Documentazione sul transfer pricing – Regime premiale

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L’art. 26 del D.L. n. 78 del 2010 ha introdotto la possibilità per le società e/o stabili organizzazioni residenti in Italia appartenenti a Gruppi multinazionali di presentare una documentazione attestante le politiche adottate di “transfer pricing” nell’ambito delle transazioni intercompany.

Il legislatore ha inteso quale regime premiale il comportamento leale e collaborativo del contribuente riconoscendogli un beneficio esplicito, cui se ne accosta un secondo di carattere implicito.

L’effetto considerato premiale, espressamente previsto dall’art. 26 del D.L. n. 78/2010, consiste nella non applicazione delle sanzioni di cui all’art. 1, comma 2 D.Lgs. n. 471 del 1997 in materia di infedele dichiarazione, in tutti i casi in cui sia ravvisata una maggior imposta dovuta per effetto di rettifiche di “arm’s lenght”, ovvero, del disallineamento dal “valore normale” (art. 110 comma 7 del TUIR), purché il contribuente abbia necessariamente consegnato la predetta documentazione nel corso della fase ispettiva e altresì ne abbia data tempestiva comunicazione all’Agenzia delle Entrate, attraverso l’evidenza in apposito rigo della dichiarazione dei redditi del possesso della relativa documentazione sui prezzi di trasferimento (i.e. rigo RS106).

L’art. 1 del D.Lgs. 471 del 1997 con l’introduzione del comma 2-ter ha previsto l’inapplicabilità delle sanzioni per errata applicazione della disciplina inerente al transfer pricing verso i contribuenti che abbiano adottato le regole e gli standard relativi ai prezzi intercompany comunicando tempestivamente il possesso della documentazione all’Agenzia delle Entrate.

La seconda conseguenza implicita dell’importanza della predisposizione della documentazione sui prezzi di trasferimento riguarda la congruità dei valori dichiarati dal contribuente in sede di verifica da parte delle autorità fiscali in fase di accertamento.

Il contribuente infatti, consegnando la documentazione entro 10 giorni dalla richiesta da parte dell’Amministrazione Finanziaria consentirà a quest’ultima attraverso un’attenta analisi della documentazione ricevuta, di dichiarare plausibili i valori dichiarati dal contribuente giudicando non opportuna l’esecuzione di attività ispettive in materia di prezzi di trasferimento.

A tal proposito, proprio al fine di ridurre l’interpretazione e recepimento della direttiva OCSE in termini di giudizio di idoneità della documentazione presentata, l’Agenzia delle Entrate ha emanato

Le linee guida sui prezzi di trasferimento di cui all’Art. 8 del Decreto del 14 maggio 2018, entro il quale si prevede l’idoneità della documentazione in tutti i casi in cui:

  • la stessa fornisca agli organi di controllo i dati e gli elementi conoscitivi necessari ad effettuare un’analisi dei prezzi di trasferimento praticati, a prescindere dalla circostanza che il metodo di determinazione dei prezzi di trasferimento o la selezione delle operazioni o soggetti comparabili adottati dal contribuente risultino diversi da quelli individuati dall’Amministrazione finanziaria;
  • siano presenti nella medesima documentazione omissioni o inesattezze parziali non suscettibili di compromettere l’analisi degli organi di controllo

L’analisi di transfer pricing, infine, può essere vista dal Gruppo di imprese multinazionali quale base di una solida pianificazione fiscale internazionale non aggressiva in linea con le più recenti linee guida OCSE contenute nel rapporto BEPS (Addressing Base Erosion and Profit Shifting), volta ad indirizzare la corretta e appropriata visione di transfer pricing policy.

Un’adeguata politica e procedure sui prezzi di trasferimento consentono ai contribuenti di ottenere coerenza e trasparenza dei termini e delle condizioni alle quali vengono concluse le transazioni tra parti correlate e di conseguenza ridurre il rischio fiscale associato a un possibile controllo fiscale e la massimizzazione dei profitti.

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Mattia Baù
  • Transfer pricing

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